28/11/2010
L'incanto del lago
L’INCANTO DEL LAGO
Dopo aver fotografato dal lago decine di volte Villa Cipressi,soprattutto il suo giardino,da una di queste foto avrebbe poi trovato l’ispirazione per la scenografia,ancora in fase di studio,del secondo atto del Mefistofele di Arrigo Boito,quegli alberi dritti e severi che davano il nome alla villa,in penombra,erano lo sfondo ideale per lo spirito dell’opera,si apprestò a ritornare a Lecco con il suo motoscafo Riva.
Stava entrando nella darsena della Canottieri quando fu irresistibilmente attratto dall’avvenenza di una signora,appoggiata alla balaustra del molo che si protende verso il lago,intenta dall’alto ad ammirare il panorama,in compagnia di Lidia,la moglie del suo miglior amico,un affermato architetto.
Aveva scorto, inoltre,che tra i suoi capelli,mossi da una leggera brezza,una cresta del Resegone che,a quell’ora del giorno,splendeva come un piccolo gioiello di corallo e questo particolare gli riportò alla memoria un’inquadratura del film Senso,di Luchino Visconti,quella in cui,in un lussuoso salone,in un primo piano di Alida Valli,tra la sua chioma,si notava, in un quadro alle sue spalle,un dettaglio della battaglia di Magenta.
Ne fu distratto tanto da urtare con il motoscafo l’ampio scivolo di legno,usato dai canottieri per mettere in acqua gli armi.
Scrollando divertito la testa e sorridendo si apprestò ad ormeggiare il motoscafo,nel frattempo la signora che aveva destato il suo interesse chiese all’amica:
-Chi è quel bel tipo?-
-E’ Momo Berera,uno scenografo molto noto,-le rispose-ed il miglior amico di Ludovico.-
-L’ho sentito nominare,ma non sapevo fosse di Lecco.-
-La sua è una famiglia molto facoltosa,industriali del ferro,-soggiunse Lidia-Momo però si è fatto liquidare,adesso vive in una vecchia filanda dei primi ottocento in riva al torrente Fiumicella, ristrutturata da mio marito.E’ apparsa anche su alcune riviste di arredamento,al piano terra c’è un grande spazio che ospita la sua collezione di moto Guzzi d’epoca,il laboratorio per lo preparazione dei bozzetti delle scenografie,un impianto stereo professionale,con altoparlanti nascosti in tutti i locali della casa,regolati da un radiocomando che seleziona pure gli oltre tremila brani musicali registrati ed un enorme torcitoio di legno circolare restaurato,completo di centinaia di rocchetti di seta,che arriva fino al piano di sopra dove è stato trasformato in libreria,stupefacente!Questo piano poi è un vasto ambiente con lo studio ed un salone con un pianoforte acquistato quando hanno chiuso villa Ponchielli ed un antico biliardo fine settecento.Divani,poltrone,quadri e tappeti sono dovunque.Una parete mobile lo divide dai servizi, dalla cucina e dalle camere da letto.E’ proprio una casa da vedere!-
-Manca un cartello,per chi entra in darsena, che avverta “attenzione, guardare le belle signore può essere pericoloso!”- disse Momo ad alta voce avvicinandosi loro.Seguirono le presentazioni,lei era Raffaella Marchesi,Raffa per gli amici,i soliti convenevoli prima di andare a sedersi al bar sotto le piante.
-E’ un posto meraviglioso,-fece Raffa guardandosi intorno-il cortile con i platani,l’edificio che richiama il liberty,le Alpi che fanno da sfondo all’ampio terrazzo con la piscina affacciato sul lago,non ci sono parole per descrivere la sua bellezza.-Momo invece continuava ad ammirare i suoi intensi occhi neri e la delicatezza dei lineamenti,sarebbe stata una delle modelle preferite dal pittore Angelo Boldini,pensava,insomma,era una stupenda signora quarantenne.
Lidia intanto gli spiegava le ragioni che avevano portato l’amica da Torino a Lecco.
Era venuta per conoscere e far sottoscrivere un contratto ad un giovane disabile per la pubblicazione di un suo libro di poesie che Raffa aveva letto sul blog postato proprio da quel ragazzo e che le riteneva una rivelazione.
-Dunque ti occupi di editoria?-Le chiese Momo,erano subito passati al tu.
-Sì,posseggo con un socio una piccola casa editrice di nicchia,Le foglie d’acero,pubblichiamo solo libri,particolarmente curati, di poesie appunto.-
-Davvero molto interessante,-fece Momo,che non riuscì a spiegarsi quel piccolo moto di fastidio subito provato verso quel socio sconosciuto.
-Pubblichiamo un centinaio di libri all’anno,siamo proprio una piccola casa editrice,-concluse Raffa.
-Hanno gli uffici in corso Vittorio Emanuele sopra la Pasticceria Peyrano- raccontò Lidia-ricordo un giorno che siamo andati a trovarla,era primavera,con le finestre aperte invece del profumo del vicino parco del Valentino mi sembrava assaporare quello inebriante del cioccolato che usciva da quel rinomatissimo negozio.-
-Poesia e cioccolato,un abbinamento perfetto!-Commentò Momo che ad un certo punto della conversazione propose:
-Domani è domenica,che ne direste se andassimo alla ricerca di un angolino tranquillo per fare un bel bagno nel lago e un lunch a bordo del motoscafo?-
-E’ una bellissima idea-rispose Lidia-tu Raffa saresti d’accordo?-
-Certamente,purché possa ripartire per Torino prima di notte,piuttosto tuo marito ha preso qualche altro impegno?-Rispose l’amica.
-Non ci sono problemi,ritorneremo nel pomeriggio ed a Ludovico ci penso io.-Si intromise Momo che subito chiamò l’amico col telefonino e dopo avergli illustrato il programma,ridendo chiuse la comunicazione con un:
-Grazie,ben detto,gli ordini vanno eseguiti senza discutere!Ciao carissimo,a domani allora.-
La seconda telefonata la fece allo chef della più rinomata gastronomia cittadina: “Sono Momo Berera,buongiorno,per favore mi prepari per domattina…nove,nove e mezzo…un po’ di delizie al sapore di lago…sì,pranzeremo in barca…per quattro…ottima idea,vada anche per la cassata alla siciliana,un angolo di Sicilia si trova anche nell’alto Lario dove è diffuso il culto di Santa Rosalia e noi andremo proprio da quelle parti…”
All’indomani mattina Raffa,in compagnia dei due amici,lo stava aspettando all’ingresso della Canottieri e,come lo vide la giornata,le parve diventare straordinariamente luminosa.
Momo era in sella ad un mitico Falcone 500 Guzzi degli anni cinquanta,indossava una leggera sahariana e un paia di bermuda stile coloniale inglese,al suo fianco sul sidecar a due posti sul davanti sedeva un omino,Felipe,il suo cameriere-maggiordomo-tuttofare, e dietro erano stipate diverse borse termiche e cestini di vimini da pic- nic.
Come si tolse il casco,con una mano aggiustò i capelli ondulati,quelle striature di grigio lo rendevano un uomo particolarmente interessante,salutò prima di tutti Raffa con un radioso sorriso,seguito appresso dal filippino che cerimoniosamente porse a tutti i suoi omaggi e sottovoce,per non farsi sentire dal padrone,le disse:
-Il signor Momo ieri sera m’aveva detto di aver conosciuto una bellissima signora e non aveva davvero esagerato!-
Risero ancora quando videro Felipe ripartire quasi sdraiato sul quel bolide rosso,costretto a spostarsi tutto da una parte per raggiungere la pedaliera.
Momo ascoltando estasiato il caratteristico rombo del motore Guzzi ripeteva:
-Questa sì che è musica,ragazzi!-
Imbarcate tutte le provviste,Ludovico si mise ai comandi del motoscafo,era il modo migliore per renderlo felice,e si diressero verso l’alto lago.
Memo,comodamente seduto tra le due signore sul divano bianco di poppa,illustrava a Raffa i posti più suggestivi del paesaggio,le aspre e possenti Grigne,villa Cipressi e villa Monastero a Varenna,il castello di Vezio,villa Serbelloni a Bellagio e villa del Balbaniello a Lenno,finché attraccarono a Piona per visitare l’Abbazia.
Raffa rimase assorta a contemplarla e quando ritornarono lungo il sentiero che li riportava al motoscafo,prese dall’ampia borsa di paglia la bozza di un libretto:
-Sono le poesie di quel ragazzo che voglio pubblicare-spiegò-ed una parla proprio di questa Abbazia-cominciò a leggerla ad alta voce,Momo l’ascoltava guardandola affascinato,era vicina ad una siepe fiorita,si era messa gli occhiali da vista che riflettevano tutti i colori del lago,e quando terminò sorrise timidamente:
-Scusatemi-disse-sono stata coinvolta dall’intensa spiritualità di questo posto!-Lidia l’abbracciò commossa ,invece Momo si rese conto,piacevolmente sorpreso,di un prodigio,quello di essere sul punto di innamorarsi.
Una volta saliti a bordo,il motoscafo doppiò il promontorio dell’Abbazia ed entrò in un’ampia insenatura chiamata laghetto di Piona.In una caletta,solo uno scosceso viottolo,fortunatamente non conosciuto dai turisti della domenica,la collegava alla sovrastante strada,Ludovico diede fondo all’ancora.
Momo ammirò ancor di più Raffa quando uscì dalla cabina di prua con indosso un ridottissimo bikini,prestatole da Lidia,provando gli stessi turbamenti di quand’era ragazzo.
I campanili che svettavano su entrambe le sponde suonarono festosi il mezzogiorno, ma gli amici continuarono in piacevoli nuotate,tuffi dal motoscafo,giochi con il pallone finché Ludovico prese l’iniziativa di salire a bordo per montare il tavolo per il pranzo.
-Ho un certo languore,-si giustificò.
Uno speciale Franciacorta millesimato e ghiacciato al punto giusto accompagnò la degustazione di tartine con paté di lavarello,crostini imburrati con fettine di salmerino affumicato e un pizzico di scalogno tritato,voulavant con mousse di missoltini aromatizzati all’aceto balsamico di Modena,tramezzini sia con insalata russa che con anelli di uova sode insaporite da due gocce di salsa worcester,fino alla sublime cassata siciliana.Passarono indimenticabili momenti di relax e divertimento nell’indicibile pace del lago,Ludovico,che tra una battuta e l’altra si era scolato da solo una bottiglia di spumante,stirandosi e fingendosi sazio ed appagato,propose a Momo:
-Per facilitare la digestione questo sarebbe il momento più adatto per sorseggiare il tuo magico intruglio!-
Momo partì da lontano per spiegare a Raffa cosa fosse quello che l’amico aveva la faccia di tolla di chiamare intruglio.
Una sua nonna,che era delle parti di Tirano,possedeva anche un vigneto che produceva lo Sfùrzat,il vino più nobile della Valtellina.Già i suoi genitori avevano lasciato curare questo apprezzamento ad una famiglia con un podere confinante e da allora,a seconda delle annate,venivano ripagati con alcune centinaio di bottiglie,che tenevano in cantina sia per uso personale che per regalarle agli amici.
-Le nostre sono già desolatamente vuote-confessò ridendo Lidia.
Questi eccellenti vignaioli con le vinacce dello Sfùrzat,continuò il racconto Momo,hanno anche la maestria di distillare di sfroso una grappa,in bergamasca la chiamano stellina perché una volta era prodotta di notte nei boschi demaniali per eludere i finanzieri ed evitare sequestri dei beni,di particolare fragranza.Vi aggiungono quindi l’assenzio alpino,raccolto in una vallata sotto il ghiacciaio del Bernina e la lasciano macerare per qualche mese e poi la filtrano e messa ad invecchiare in botticelle di rovere.
Da una cesta di vimini estrasse una bottiglia di cristallo piena di un liquore che aveva i tenui riflessi verdi simili a quelli di un ghiacciaio.
- Questo è il risultato,un infuso di assenzio senza la tossicità del distillato che provocò non pochi guasti agli artisti nell’ottocento,-precisò Momo-ma con ha ottime proprietà medicinali,l’importante tuttavia è non abusarne.Basta un bicchierino.-
-O due,-corresse prontamente Ludovico.
Lentamente li centellinarono e aprì loro la porta dei ricordi.
Raffa si era sposata giovanissima con un ricco industriale torinese,era divorziata,(l’assegno mensile le permetteva di vivere agiatamente e la sua casa editrice era un modo di soddisfare i suoi interessi culturali),ed aveva una figlia che studiava in un college di Canterbury.
Lidia dopo dieci anni di matrimonio non era stata ancora accettata dalla madre di Ludovico,”Come gli avessi portato via il bimbo dalla culla”,ripeteva.
Ludovico inseguiva progetti che lo liberassero dalla routine professionale mentre Momo,di una sua relazione con una nota cantante lirica confessò di esserne uscito”Stressato come un gatto finito in lavatrice!”
-Adesso basta,rallegriamoci con la musica!-Propose Ludovico che prese dalla cabina due chitarre.
-Ho pensato a questa romanza della Manon Lescaut quando ieri ti ho vista ieri per la prima volta,-disse Momo rivolto a Raffa ed intonò “Donna non vidi mai”.
Aveva una discreta voce tenorile,ben impostata da tanti anni di frequentazione di teatri lirici.Quando concluse con “A dirle t’amo” subito subentrò Ludovico con la canzone “Ho scritto t’amo sulla spiaggia”,lui aveva invece un bellissimo ritmo swing alla Lelio Luttazzi e nel momento che concludeva con “Il vento a poco poco se l’è portata via con sé”,Momo intonò prontamente una famosa canzone di Bixio Cherubini del 1939, “Vento,vento,portami via con te”ed i tre fecero il coro”Andremo insieme nel firmamento,dove le stelle brilleranno a cento”e divertiti si sgolarono per cantarla tutta.
Quasi l’avessero evocato,all’improvviso si alzò un vento teso e nuvole nere si presentarono sul Piano di Spagna.
-In questa stagione il lago è capriccioso come quella che ha fatto innamorare un mio amico!-Commentò ironico Ludovico e,messo in ordine il pozzetto,si apprestarono a rientrare alla Canottieri.
Il pomeriggio del giorno dopo un fattorino del fiorista che aveva il negozio-boutique quasi di fronte al suo ufficio,consegnandole un magnifico tralcio di orchidea selvaggia in un vasetto d’argento,il tutto avvolto da una delicata carta trasparente,distrasse Raffa dai suoi pensieri,incentrati tutti sulla giornata trascorsa con Momo..
Con il cuore in tumulto per la sorpresa,dopo aver accomiatato il ragazzo con una bella mancia,”Mi tremano persino le mani”,pensò leggendo il biglietto che accompagnava questo bellissimo omaggio floreale.
“Con te accanto il lago diventa un incanto,Momo”,si asciugò una lacrima per l’emozione di sentirsi una donna felice.
-Hai davvero fatto colpo sul Renzo Tramaglino di quel ramo del lago di Como!-Osservò sorridendo il suo socio partecipe di quel momento d’intenso turbamento.
-Erano anni che non provavo una simile sensazione-gli stava confidando Raffa quando una voce la interruppe:
-Disturbo?-D’impeto buttò le braccia al collo a Momo che era apparso sorridendo sulla porta dell’ufficio.
A Momo il sorriso si allargò maggiormente quando fu presentato a Giaco,il socio,che non faceva nulla per nascondere le sue tendenze gay.
-Sono a Torino perché ho un appuntamento al Teatro Regio per concordare un contratto per la scenografia del Mefistofele in programma la prossima stagione-stava spiegando Momo e con un sorriso malizioso soggiunse- o forse è una scusa per rivederti,chissà!-
-Ci saremmo incrontrati in ogni caso-confessò Raffa che se lo mangiava con gli occhi-io sarei venuta domani a Lecco per il libro di quel ragazzo,con la scusa di fissare le date della presentazione nelle librerie.-
-Dato che è tanto tempo che non vi vedete avrete un sacco di cose da dirvi-interloquì con voce ironica Giaco-è meglio dunque che vi lasci soli.-
Momo aveva preso alloggio al Turin Palace e parcheggiato la macchina nel garage dell’hotel,-Preferisco raggiungere il teatro a piedi perché percorrere via Roma è sempre una piacevole passeggiata,-le disse dopo aver concordato che lei sarebbe passata a prenderlo in albergo verso le venti per trascorrere la serata insieme.
Dopo la cena al Bastian Contrario sulla collina di Moncalieri,parlarono fitti fitti guardandosi negli occhi,Raffa lo invitò a casa sua per il bicchierino della staffa,entrambi impazienti di rimanere soli e come Momo ammirò da un'ampia vetrata il lento fluire del Po,Raffa lo abbracciò mormorando:
-Con te accanto anche il Po diventa un incanto!-
Fecero l’amore assaporando il piacere di conoscersi intimamente ed a Raffa parve fluttuare in una nuvola di petali di rosa.
Al mattino, mentre sorseggiavano un caffè nero in cucina,confessando che non se la sentivano di interrompere quegli attimi felici di coinvolgente passione per ritornare alla loro quotidianità,decisero di partire per una vacanza in Sardegna.
Raffa telefonò a Giaco per informarlo della partenza, alla figlia inviò un sms e si mise subito a preparare le valigie e Momo,rientrato in taxi in albergo per riassettarsi,sistemare il conto,prendere il coupé Maserati,la raggiunse in poco meno di un’ora.In autostrada avvertì Felipe di predisporre quanto necessario per una sua vacanza di una settimana al mare.
Mentre gli dava le ultime disposizioni,-Se mi cercano trova tu una scusa,che sei un maestro in queste cose!Avvertimi solo se c’è un disastro,-Raffa girava incuriosita per tutta la casa a rimirare ogni dettaglio,sorrise nel vedere il telefono nel salotto sistemato dentro una portantina veneziana del settecento,contemplò alle pareti l’impor-
tante collezione dei quadri dei Pizzi con i paesaggi di Lecco e del lago,osservò la semplicità della camera da letto di Momo,un letto in ottone stile impero,a fianco una somna,con una lampada Artemide e sopra la testiera un’antica icona bizantina.Una seconda porta accedeva ad un vestibolo che separava la camera guardaroba dal bagno.
Momo chiamò un suo amico,titolare di una grande catena di agenzie di viaggi.
-Vorrei che mi prenotassi, per favore,una camera all’hotel Cala di Volpe-gli disse- non nel corpo centrale bensì nel nucleo costruito sul modello di un borgo di pescatori sardi e pure un passaggio per due più l’auto su un traghetto per Olbia.-Accettò il consiglio dell’amico di partire la sera stessa da Genova con una motonave della Grimaldi.
Per Raffa questa non fu una vacanza ma uno scampolo di sogno,per Momo un irripetibile momento di felicità.In quell’hotel era come vivere in un mondo di fiabe,ogni posto visitato dell’isola, indescrivibile.La grotta di Ispinigoli,detta anche l’abisso delle vergine,sedusse il senso artistico di Momo,immaginandola inserita nella scenogra-
fia di un’opera lirica,giusto la Fosca del brasiliano Carlo Gomes,composta su libretto del lecchese Antonio Ghislanzoni,che sperava fosse un giorno rappresentata al Teatro Sociale,per onorare questo illustre concittadino.
Cala Luna con i suoi splendenti colori ed il profumo della macchia mediterranea tanto conturbò Raffa da farle sussurrare nell’orecchio di Momo: ”come sarebbe bello fare l’amore in posto così seducente!”.Questo desiderio lo appagarono a tarda sera ,in riva al mare sulla bianca spiaggia del Cala di Volpe,al chiaro di luna.Oh,come risero felici,come due scolaretti, quando entrati nella hall per ritirare la chiave,si accorsero di essere tutti imbrattati di finissima sabbia e camminando lasciavano pure una piccola scia!
Il portiere di notte,abituato a ben altro,non si stupì affatto ascoltandoli,mentre si allontanavano,canticchiare abbracciati:”siam due piccoli Pollicin,siamo due porcellin!”
Passate alcune settimane da questa meravigliosa vacanza,Raffa raggiunse Momo a Verona,impegnato nell’allestimento scenico della Manon Lescaut e condividere con lui il trionfo della prima all’Arena.
Nel quarto atto collocò, al centro della scena,un pezzo di carro di pionieri sfasciato e rovesciato,con una ruota in primo piano,simbolo del tempo che lì si era fermato e sugli spalti intorno al proscenio teli di sottile juta appositamente tessuti in Bangladesch,che,grazie alla trama e ad un gioco di luci,risaltavano come un pezzo di deserto americano.Cespugli rinsecchiti scorrevano sopra,mossi da alcuni attrezzisti alla maniera dei burattinai,celati dietro il fondale delle Montagne Rocciose e davano l’impressione d’essere mossi da un vento impetuoso.
Il lavoro stressante e l’afa patita consigliarono a Momo di ritirarsi,subito dopo gli impegni di questo importante lavoro,ovviamente in compagnia di Raffa,a Campitello di Fassa,per un periodo di riposo in un delizioso resort.
Lunghe passeggiate nei boschi,relax nel centro benessere,momenti di intenso piacere con la donna amata,sembrarono rimettere in perfetta forma Momo.
Alla Canottieri Lecco a ferragosto c’è una tradizione che si tramanda da moltissimi anni,tanto che molti soci anticipano o ritardano le ferie proprio per non mancare all’appuntamento del torneo sociale di doppio a tennis.
La coppia più seguita,per le simpatiche improvvisazioni e le colorite espressioni,quasi sempre però battuta in finale,era quella di Momo e Ludovico.
Questa volta scesero in campo con in testa una bandana che ricordava i bucanieri,e non solo,e le battute di Ludovico questa volta si incentrarono sugli spot di Carosello,quelli che seguiva quando era ancora bambino,e poi a nanna!
Cominciò presentandosi in campo con un “Sò Caio Gregorio er guardiano del Pretorio”,per un pallonetto che lo aveva scavalcato fece all’avversario “Cala,cala Trinchetto”,su una palla persa”Anch’io ho commesso un errore!”,a Momo su un doppio fallo consigliò”Bambino,tu bisogna pannolino Linus”,”Non è vero che tutto fa brodo”fu il suo commento alla fine del primo set e così via fino al termine della partita,questa volta vinta,quando gridò a Momo-Carmensita,chiudi il gas e vieni via!!-
Chi seguiva le partite,tutti amici tra loro,si stava divertendo un sacco e le signore facevano a gara per completare gli slogan con pure la marca cui si riferivano.
La partita del giorno dopo fu invece giocata molto più seriamente,soprattutto perché Ludovico si era accorto che l’amico sembrava particolarmente affaticato,-Raffa lo sta spompando-disse ghignando e strizzando un occhio alla moglie in un cambio di campo.
Ovviamente presero un cappotto e negli spogliatoi Momo,dopo la doccia,incrociò Sandro,un altro suo caro amico,vice primario al reparto urologia dell’ospedale cittadino.
-Scusami,ho bisogno di un consiglio,da parecchi giorni ogni tanto urino sangue,-gli confidò.
Sandro,che stava per prendere parte ad un’altra partita di tennis,depose le racchette su una panca e lo guardò fisso negli occhi:
-Domattina ti aspetto in reparto,senza se e senza ma,-gli intimò dandogli una pacca sulle spalle.
Un’esplorazione digito-rettale,un controllo del psa ed una risonanza magnetica evidenziarono quanto il medico aveva sospettato fin da subito.Momo aveva un tumore alla prostata in fase molto avanzata,con metastasi diffuse.Per porre,forse,un rimedio era necessario un immediato intervento chirurgico radicale ed invasivo,seguito da una debilitante radioterapia e chemioterapia.
-Immagino che dopo avrò un’attività sessuale ridotta,- arguì dopo aver ascoltato la diagnosi.
-Non voglio illuderti-gli rispose Sandro-non ridotta,ma nulla,zero al cubo.-
-Io ora,né mai,non rinuncio alla donna che amo,-disse Momo con decisione-abbiamo in programma una lunga vacanza alle Filippine,accompagnati da Felipe,con una puntata in Giappone per cogliere l’atmosfera per una scenografia della Butterflay e solo quando torno deciderò il da farsi.Ma oggi non posso accettare di vivere senza sesso con Raffa!Ti prego,da quel caro amico che sei,mettimi almeno in condizione di vivere al meglio questo periodo!-
Sandro allargò le braccia:
-Senza nessuna invidia,io ti ho sempre ammirato,per il tuo senso artistico,la scelta di vita che ti sei prefissato,mentre io passo il tempo ad infilare il dito nel culo degli uomini…-
-Tu li guarisci la gente,Sandro,la tua è la missione più importante che ci sia!-Lo interruppe Momo.
-Sarà,ma certe volte il tran tran,anche se in camice bianco,anche se importante,mi stressa ed ora non posso che ammirare la tua decisione,però è mio dovere avvertirti che al ritorno potrebbe essere già troppo tardi.Certi al tavolo verde si giocano tutti i loro averi,tu,per amore,ti stai giocando addirittura la vita!-Si interruppe per preparare alcune ricette-Ti ho prescritto delle pastiglie di morfina,usale solo quando comincerai ad avvertire dolori e del cialis,ti aiuteranno per l’erezione.-
Prima di uscire dallo studio,Sandro l’abbracciò.”Com’è strana la vita”pensò scrollando la testa e richiudendo la porta”ha tutto,è ricco,famoso,affascinante,potrebbe avere tutte le donne che vuole e invece la butta via per un grande amore!”
Al ritorno di questo fantastico viaggio Raffa,con levità tutta femminile,così lo sintetizzò ad un’amica:
-Indimenticabile e indescrivibile,soprattutto al fianco dell’uomo che si ama!Un’esperienza unica.Stupendo!Però pensa che un giorno ridendo ho detto a Momo,”amore mio,io sono nata ad Asigliano Vercellese tra le risaie,e lì ci abitano ancora i miei genitori,e tu mi porti dall’altro capo del mondo,nelle Filippine,per visitare altre risaie!”,due giorni dopo eravamo in Giappone al Monte Fuju,la risposta”vedi amore,io sono nato in riva al lago e sono venuto dall’altra parte del mondo per vederne addirittura cinque,adesso siamo pari!”mi disse abbracciandomi e sottovoce soggiunse”però questi non valgono il mio!”-
Raffa raggiunse Momo a Lecco per trascorrere insieme il fine settimana prima delle feste natalizie che avrebbe trascorse,come voleva la consuetudine,con sua figlia ed i genitori.
La sera prima di partire rimase turbata dalla profonda malinconia del suo uomo e con il sottofondo della romanza ”Ch’ella mi creda libero e lontano” della Fanciulla del West,la sensazione di fare l’amore con Momo per l’ultima volta,le dette un brivido che subito tentò di scacciare.
Nella grande casa padronale di Asigliano Vercellese,una leggera nebbia avvolgeva le loro vaste proprietà,Raffa stava aiutando il padre a preparare gli agnolotti.
-Fatti così da cent’anni e passa per il cenone di Natale,-le ripeteva nella patriarcale cucina tutto indaffarato ed infarinato,i baffetti gli erano diventati più bianchi,con l’immancabile parannaza intorno alla vita,-saremo più di venti e i miei cognati mangiano per due e bevono per tre,-e intanto continuava ad impastare la farina con le uova e tener d’occhio la moglie che stava riempiendo di ripieno un grasso cappone che poi avrebbe messo a lessare,quando sull’uscio si presentò un Felipe così bardato che pareva un esquimese.
Aveva l’incarico da parte del signor Momo di consegnare un pacco,avvolto in una raffinata carta regalo. Raffa lo afferrò mentre le gambe le tremavano per l’emozione.
A Felipe fu offerto un caffè in salotto e confermò che il suo padrone era già partito per Saint Moritz per trascorrere le festività con i fratelli.
La mattina di Natale la prima ad alzarsi fu Raffa,i genitori si sorrisero,-A l’è giusta bela-(è proprio innamorata),fece il padre.
Raffa scartò il regalo ed aprì una grossa scatola di velluto rosso a forma di cuore che, come una matrioska, ne conteneva altre finché, sorpresa ed impaziente, ne aprì una con uno sfavillante bracciale d’oro e lesse,tra lacrime di gioia,il biglietto che l’accompagnava,”Buon Natale,Momo!”
Subito gli inviò un appassionato sms e nel pomeriggio stettero al telefono moltissimo tempo.
La mattina di alcuni giorni dopo,come suo solito,Raffa lo chiamò al cellulare e non trovò la linea,ripeté l’operazione diverse volte finché decise di chiamarlo sul telefono di casa.Un imbarazzato e confuso Felipe rispose:
-Buongiorno signora Raffaella,no,il signor Momo non c’è…è partito…per dove?Non lo so proprio…non me l’ha detto…io sono solo il suo domestico…mi spiace davvero,immagino si farà vivo lui,buon giorno signora Raffaella.-
Non credette nemmeno a Lidia quando sostenne con troppa convinzione che non sentiva Momo da quando era a Saint Moritz e non sapeva proprio che fosse partito e naturalmente per dove.
Il fratello fu ancora più laconico:
-Momo è partito-le disse-ed io gli ho dato la mia parola d’onore che non avrei detto a nessuno,ripeto proprio a nessuno,dove fosse diretto.-
Raffa fu presa da un cupo tormento,la gelosia le si insinuò nell’animo,gettò il bracciale nell’angolo di un cassettone,si sentì tradita ed invano Gianco cercò di consolarla e contattò tutti i suoi numerosi amici dell’ambiente artistico per sapere se Momo fosse impegnato nella scenografia in qualche teatro.L’unica certezza che ottenne fu che lo scenografo Berera non aveva più sottoscritto il contratto per l’allestimento al Teatro Regio del Mefistofele.
Si disperava e si arrovellava”Non gli piaccio più…ha trovato una più giovane di me…gli artisti sono incostanti nei sentimenti…persino il biglietto che accompagnava il regalo di Natale era freddo,anonimo,puerile…”
Dal parrucchiere per signora di via Cernaia,indispensabile aver cura di sé per vincere la depressione,sfogliando Novella 2000 impallidì leggendo il gossip su una famosa soubrette partita per le Bermuda con un nuovo amore,non scrivevano il suo nome,ma solo che era un noto artista che lavorava nel mondo dello spettacolo.”E’Momo,è Momo!”pensò con il cuore in tumulto.
-Non sta bene,signora?-chiese premurosamente l’hair stylist che la stava pettinando.
-Grazie,non è nulla,solo che è un periodo che sono particolarmente stressata,-rispose trattenendo a malapena la voglia di piangere.
Non solo da Momo si sentì tradita ma anche dai suoi amici tanto che troncò in malo modo ogni rapporto con Lidia e Ludovico.
Erano passati dolorosamente alcuni mesi quando una sera le telefonò Lidia:
-Ti prego Raffa-le disse con una voce piena di angoscia-ascoltami,tutti abbiamo dovuto esaudire il desiderio di Momo di non dirti nulla per non farti soffrire.Ha rinunciato a farsi curare per non perdere neanche un giorno,neanche un’ora per stare vicino a te.Ma adesso basta,Momo sta molto male e non è giusto che tu non lo possa rivedere,vi amate ancora tanto!-E scoppiò in un pianto a dirotto.
Il giorno dopo Ludovico e Lidia l’accompagnarono nella clinica di Lugano dove Momo era stato ricoverato e lasciarono che Raffa entrasse da sola nella camera,un’infermiera si affrettò ad uscirne.
Momo era a letto,il volto una macchia più bianca del lenzuolo,come la vide sorrise debolmente e due lacrime gli solcarono le guance:
- Ciao amore!-le sussurrò debolmente,Raffa lo strinse d’impulso al petto come la cosa più preziosa che avesse,gli chiese come stava,le cure che faceva ed il desiderio di rivederlo presto a casa.
Per alleviare il tormento che l’affliggeva andò alla finestra per asciugare le lacrime e guardò fuori:
-Amore,da qui si vede anche il lago,-gli disse.Con un debole sussurro Momo rispose:
-Con te accanto ogni lago sarà sempre un incanto!-E chiuse gli occhi.Il bicchiere sul comodino era già stato svuotato.
16:45 Scritto da: peop | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: racconti, lago | OKNOtizie |
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